Il sonno cambia con l’età: come accompagnarlo
La redazione di Martagon9 min di lettura

«Non dormo più come prima» è una delle frasi più ricorrenti dopo i 60 anni. È spesso esatta e spesso mal interpretata. Il sonno si riorganizza con l’età, in modo misurabile e prevedibile; questo non significa che un cattivo sonno sia una fatalità, né che vada trattato con un farmaco.
Che cosa cambia, misurato in laboratorio
Un’ampia analisi ha riunito le registrazioni del sonno di persone in buona salute, dall’infanzia all’età avanzata. Descrive evoluzioni regolari e progressive: la durata totale del sonno diminuisce, la quota di sonno profondo si riduce nettamente, il tempo trascorso svegli dopo l’addormentamento aumenta e l’efficienza del sonno — la proporzione del tempo a letto effettivamente dormita — cala.
Un punto merita di essere sottolineato: la maggior parte di questi cambiamenti è più marcata tra i 20 e i 60 anni che dopo i 60. In altre parole, l’essenziale della trasformazione è già avvenuto prima dell’età in cui si comincia a lamentarsene. Ciò che cambia soprattutto dopo è la tolleranza a queste modifiche e il tempo disponibile per notarle.
Dove comincia l’insonnia
L’insonnia cronica non si definisce dalla durata del sonno ma da tre elementi riuniti: una difficoltà ad addormentarsi o a restare addormentati, che si verifica nonostante condizioni favorevoli, e — è il criterio decisivo — una ripercussione sulla giornata: stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, sonnolenza. Chi dorme sei ore e sta bene non ha insonnia.
Questa distinzione è pratica. Evita di trattare un sonno semplicemente diverso e individua le situazioni che meritano una presa in carico reale.
Che cosa raccomandano le società scientifiche
Il punto è netto e regolarmente ignorato: il trattamento di prima linea dell’insonnia cronica nell’adulto non è un farmaco. Una raccomandazione di pratica clinica del Collegio americano dei medici colloca la terapia cognitivo-comportamentale dell’insonnia in prima linea, prima di ogni prescrizione.
Una meta-analisi pubblicata l’anno precedente aveva mostrato effetti duraturi di questo approccio sul tempo di addormentamento, sul tempo trascorso svegli di notte e sull’efficienza del sonno. La sua forza rispetto ai farmaci è di mantenere l’effetto dopo la fine del percorso.
Che cosa contiene concretamente
- La restrizione del tempo trascorso a letto: ridurre temporaneamente le ore a letto per riconcentrare il sonno, poi allungarle;
- Il controllo dello stimolo: coricarsi solo quando si ha sonno, alzarsi se non si dorme dopo una ventina di minuti;
- Il lavoro sulle convinzioni: l’idea che servano necessariamente otto ore alimenta buona parte dell’ansia notturna;
- Le regole di igiene del sonno, utili ma da sole insufficienti.
I riferimenti che aiutano davvero
- Un’ora di sveglia fissa, weekend compreso. È il punto di ancoraggio più efficace di tutta l’igiene del sonno.
- Luce al mattino. Un’uscita di venti-trenta minuti a inizio giornata regola l’orologio interno meglio di qualsiasi tisana.
- Un pisolino breve, oppure nessun pisolino. Venti-trenta minuti a inizio pomeriggio non disturbano la notte; un’ora e mezza a fine pomeriggio sì.
- Un letto riservato al sonno. Leggere, guardare la televisione o preoccuparsi a letto indebolisce l’associazione tra letto e addormentamento.
- Attività fisica durante la giornata, piuttosto che di sera.
Quando consultare
Diverse situazioni superano il quadro di un sonno che cambia e giustificano un parere medico: russamento con pause respiratorie segnalate da chi sta vicino, sonnolenza marcata durante la giornata, gambe che obbligano a muoversi la sera, incubi agitati con movimenti durante il sonno, o un’insonnia comparsa bruscamente insieme a una tristezza persistente.
Domande frequenti
Quante ore di sonno servono dopo i 65 anni?
Non esiste una durata ideale universale. Il bisogno non crolla con l’età: cambia la capacità di dormire in un blocco unico. Il buon indicatore non è il numero di ore ma la forma durante la giornata.
Svegliarsi di notte è normale dopo i 70 anni?
Risvegli notturni più frequenti fanno parte dei cambiamenti misurati nelle persone in buona salute. Diventano un problema quando si accompagnano a ripercussioni sulla giornata: stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione.
I sonniferi sono pericolosi nella persona anziana?
I criteri geriatrici di riferimento raccomandano di evitare le benzodiazepine e gli ipnotici affini nella persona anziana, per un rischio accresciuto di caduta, frattura e confusione. Un trattamento in corso non va mai interrotto bruscamente: la modifica si prepara con il medico.
La melatonina è una soluzione?
I suoi effetti sull’insonnia cronica restano modesti nella letteratura, e il suo statuto normativo varia da un Paese all’altro. Non figura come trattamento di prima linea nelle raccomandazioni, che collocano in testa la terapia cognitivo-comportamentale. Il suo uso va discusso con un professionista.
Fonti
- Ohayon MM, Carskadon MA, Guilleminault C, Vitiello MV. Meta-analysis of quantitative sleep parameters from childhood to old age in healthy individuals. Sleep. 2004;27(7):1255–1273. doi:10.1093/sleep/27.7.1255
- Qaseem A, Kansagara D, Forciea MA, et al. Management of Chronic Insomnia Disorder in Adults: A Clinical Practice Guideline From the American College of Physicians. Annals of Internal Medicine. 2016;165(2):125–133. doi:10.7326/M15-2175
- Trauer JM, Qian MY, Doyle JS, et al. Cognitive Behavioral Therapy for Chronic Insomnia: A Systematic Review and Meta-analysis. Annals of Internal Medicine. 2015;163(3):191–204. doi:10.7326/M14-2841
- By the 2023 American Geriatrics Society Beers Criteria Update Expert Panel. American Geriatrics Society 2023 updated AGS Beers Criteria for potentially inappropriate medication use in older adults. Journal of the American Geriatrics Society. 2023;71(7):2052–2081. doi:10.1111/jgs.18372
Per approfondire
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