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Alimentazione dopo i 60 anni: che cosa cambia davvero

La redazione di Martagon8 min di lettura

Piatto di verdure di stagione, pane integrale e formaggio su una tovaglia di lino, illuminato dalla luce di una finestra

Dopo i 60 anni la questione alimentare si rovescia. Per decenni si impara a limitare; da una certa età l’obiettivo diventa non mancare. Il corpo consuma meno, l’appetito segue e gli apporti scivolano — spesso senza che nessuno se ne accorga, finché la bilancia o le scale non lo segnalano.

Meno energia consumata, gli stessi nutrienti necessari

Il dispendio energetico diminuisce con l’età per due ragioni che si sommano: in genere ci si muove meno, e la massa muscolare — il tessuto che consuma di più a riposo — si riduce. Una sintesi di riferimento sul metabolismo nell’invecchiamento descrive un adattamento progressivo della regolazione dell’appetito, che diventa meno preciso: dopo un periodo in cui si è mangiato poco, l’organismo recupera meno bene che a trent’anni.

Il problema è che il calo dei bisogni riguarda solo l’energia. Il fabbisogno di proteine, calcio, vitamina D e vitamina B12 resta identico o aumenta. In altre parole: la stessa quantità di nutrienti deve ora entrare in un piatto più piccolo. È quella che si chiama densità nutrizionale, ed è la chiave di tutto il tema.

30chilocalorie per chilo al giornoRiferimento di apporto energetico proposto dalle raccomandazioni europee di nutrizione geriatrica, da adattare al singolo.
1,0grammi di proteine per chilo, come minimoSoglia minima indicata dalle stesse raccomandazioni per una persona anziana in buona salute.
2pasti su 3 coinvoltiColazione e cena sono i pasti in cui l’apporto di proteine crolla più spesso.

I quattro punti di fuga del piatto

1. Le proteine del mattino e della sera

Il pasto di mezzogiorno resta spesso strutturato. La colazione (pane, marmellata, caffè) e la cena (minestra, un po’ di pane) molto meno. Ma il muscolo non fa scorte: un apporto abbondante la domenica non compensa tre giorni scarsi. Conta la regolarità, e si gioca proprio nei pasti più spogli.

2. La vitamina B12

È il caso particolare meglio documentato. Con l’età lo stomaco produce meno acido e la vitamina B12 legata alle proteine degli alimenti si stacca meno bene. Si può quindi mangiare carne, uova e formaggio e assorbirla comunque male. Una revisione di riferimento stima che questo difetto di assorbimento sia frequente dopo i 60 anni — e non si vede nel piatto, solo in un esame del sangue.

3. L’acqua

La sensazione di sete si attenua. Molte persone anziane bevono semplicemente perché ci pensano, non perché hanno sete. Il tema è trattato in dettaglio nel capitolo dedicato a idratazione e transito.

4. Il pasto consumato da soli

Non è un dettaglio sentimentale: è un fattore nutrizionale. Cucinare per una persona sola scoraggia, il pasto diventa più corto, più semplice, meno vario. Le raccomandazioni europee di nutrizione geriatrica citano esplicitamente l’ambiente del pasto — compagnia, contesto, piacere — tra le leve su cui lavorare, allo stesso titolo del contenuto del piatto.

Il peso: l’unico indicatore davvero da sorvegliare

Dopo i 60 anni la lettura del peso si rovescia rispetto a quella che si è imparata. Una perdita non cercata non è un buon segno: quasi sempre riflette una perdita di massa muscolare, non solo di grasso. Le raccomandazioni geriatriche europee considerano la perdita di peso involontaria un segnale d’allarme nutrizionale importante.

Come leggere una variazione di peso dopo i 60 anni
SituazioneLetturaChe cosa si fa
Peso stabile, vestiti che vanno beneSituazione abitualeNulla di particolare.
Perdita lenta e voluta, con attivitàPuò essere favorevoleSi sorveglia la forza, non solo la bilancia.
Perdita non voluta di qualche chilo in pochi mesiSegnaleSe ne parla al medico, senza attendere l’appuntamento successivo.
Vestiti o anelli diventati larghi, senza pesataSegnaleStessa risposta: è un motivo di consulto.

Che cosa non consigliamo

Due riflessi ricorrono spesso e meritano di essere messi da parte con chiarezza. Il primo consiste nel sostituire un pasto con un integratore: nessun prodotto riproduce la matrice di un alimento, e l’appetito che non si ha più per un piatto non torna meglio con una polvere. Il secondo consiste nel moltiplicare gli integratori «per sicurezza». Oltre al costo, alcuni interagiscono con trattamenti comuni.

La posizione ragionevole sta in una frase: si colma una carenza documentata, non si integra una fascia d’età.

Domande frequenti

Quante proteine al giorno dopo i 60 anni?

Un gruppo di esperti europei raccomanda da 1,0 a 1,2 grammi per chilo di peso al giorno per una persona anziana in buona salute — circa 70-85 grammi per chi pesa 70 chili. Il fabbisogno sale in caso di malattia o convalescenza. Il riferimento è approfondito nel capitolo su proteine e massa muscolare.

Bisogna mangiare meno carne invecchiando?

La questione non è la carne ma l’apporto totale di proteine. Possono venire da uova, latticini, pesce, legumi. Contano la quantità e la distribuzione nella giornata, non una fonte esclusiva.

La mancanza di appetito è normale con l’età?

Un calo progressivo e moderato è frequente. Un calo marcato, instaurato in poche settimane, non lo è: può dipendere da un problema dentale, da un farmaco, da una depressione o da una malattia. È un motivo di consulto.

Gli integratori sono utili a quest’età?

Lo sono in situazioni precise — una carenza di vitamina B12 legata a un difetto di assorbimento, per esempio — e molto meno come risposta generale all’avanzare dell’età. Un professionista sanitario è nella posizione migliore per dire se la vostra situazione rientra in questi casi.

Fonti

  1. Volkert D, Beck AM, Cederholm T, et al. ESPEN practical guideline: Clinical nutrition and hydration in geriatrics. Clinical Nutrition. 2022;41(4):958–989. doi:10.1016/j.clnu.2022.01.024
  2. Roberts SB, Rosenberg I. Nutrition and aging: changes in the regulation of energy metabolism with aging. Physiological Reviews. 2006;86(2):651–667. doi:10.1152/physrev.00019.2005
  3. Allen LH. How common is vitamin B-12 deficiency? The American Journal of Clinical Nutrition. 2009;89(2):693S–696S. doi:10.3945/ajcn.2008.26947A
  4. Bauer J, Biolo G, Cederholm T, et al. Evidence-based recommendations for optimal dietary protein intake in older people: a position paper from the PROT-AGE Study Group. Journal of the American Medical Directors Association. 2013;14(8):542–559. doi:10.1016/j.jamda.2013.05.021
  5. Cruz-Jentoft AJ, Bahat G, Bauer J, et al. Sarcopenia: revised European consensus on definition and diagnosis. Age and Ageing. 2019;48(1):16–31. doi:10.1093/ageing/afy169
  6. Societe Suisse de Nutrition (SSN). Proteines — feuille d'information. www.sge-ssn.ch

Per approfondire

Due domande precise che questo capitolo solleva.

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